Il dibattito sulla riqualificazione del centro storico di Cosenza rischia di incepparsi sulla proposta di realizzazione di murales su diversi edifici e pareti, nell'ambito di un progetto promosso da un'associazione locale.
Mi piacerebbe pensare che da un dialogo costruttivo si riescano a trovare delle soluzioni condivise, nell'interesse di chi abita e vuole migliorare la città e fruire di tutti gli spazi della sua parte antica.
Il circolo culturale Re Alarico di Cosenza esprime il suo dissenso nei confronti di realizzazioni pittoriche o decorative che vadano ad intaccare le mura dei palazzi, senza che si proceda con un piano di fattibilità rivolto alla ristrutturazione e riqualificazione di un buon numero delle antiche strutture, che prima di essere una pittaforma o un luogo espositivo, costituiscono un patrimonio collettivo ed una risorsa destinata a concetti abitativi e promozionali di incontri, cenacoli, musei e sedi istituzionali.
E' anche vero che dedicare troppe polemiche o troppa propaganda al progetto dei murales, lascia un po' perplesso chi non ricorda simile attivismo in altre occasioni,come quella dei lavori riguardanti il Duomo, il Castello Svevo o altri interventi poco approfonditi e compresi dalla cittadinanza.
Ricordo, peraltro, che il circolo Re Alarico ha già proposto pubblicamente di partire piuttosto con delle targhe apposte ai palazzi piu' importanti, che ne ricordino origine, significato e data di costruzione. Il costo di una ventina di targhe in marmo, con relativa manodopera per l'apposizione si aggirerebbe intorno agli 8000 euro.
Ciò premesso, non potendosi criticare o condannare chi promuove e propone qualcosa di artistico o di innovativo per la nostra città, si potrebbe pensare di non sprecare o rigettare le offerte degli artisti chiamati per i murales e destinare alle loro opere pannelli da fissare in modo non definitvito sulle pareti prescelte e concordate con l'amministrazione comunale e la soprintendenza.
Sui costi ed i finanziamenti del progetto, è bene che le istituzioni interessate si assumano la responsabilità rispetto alle priorità che intendono perseguire. La realizzazione di pannelli, in ogni caso, consentirebbe ai proprietari dei palazzi di non intaccare per il futuro mura e pietre nel caso di ristrutturazioni o interventi sulle facciate. L'idea di un percorso visivo, che illustri in modo non invasivo i passaggi e gli accadimenti storici, senza colpire ed impressionare i visitatori o gli abitanti, magari con colori forti o rappresentazioni incomprensibili, potrebbe trovare d'accordo tutti, ed in particolare chi intende collaborare alla rinascita del centro storico.
Ovviamente, una partecipazione ed una discussione ampia sul progetto, pensando anche ad una apertura ad altre associazioni, che possano offrire contributi e proposte, varrebbe a colmare il vuoto amministrativo e la carenza di obiettivi che l'attuale governo cittadino sembra dimostrare. Il circolo Re Alarico è anche disponibile a dare un contributo per la realizzazione di un'opera dedicata alla figura ed alla leggenda del re visigoto, se non sbaglio tralasciata dagli artisti coinvolti.
Michele Arnoni
25.10.10
Storie per il 150° dell'Unità d'Italia. Il contributo dei calabresi
La Calabria. Una terra che ha tanto da raccontare anche in merito ai contributi concreti, di risorse umane, di ideali perseguiti, di appartenenza e partecipazione ai più rilevanti processi nazionali.
La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia può anche essere strumento di sensibilizzazione culturale.
Ne è fortemente convinto il circolo culturale “Re Alarico” di Cosenza che ha voluto rendere noti alcuni elementi di un personaggio, forse poco conosciuto al di la della sua città natale, ma che ha scritto una pagina importante nella storia italiana.
Il suo nome è Giuseppe Mistorni, classe 1813, di Belvedere Marittimo ed è sulla sua storia e sul contesto locale dell’epoca che il circolo “Re Alarico”, presieduto da Michele Arnoni, vorrebbe promuovere una rappresentazione teatrale, fortemente convinto che sono proprio le tante microstorie che potrebbero alimentare, se ben valorizzate, una più diffusa coscienza civile ed un senso identitario per la nostra comunità regionale. Quella di Mistorni è la storia di un uomo che partendo dalla nostra regione ha dato un importante contributo alle evoluzioni internazionali. Un uomo pieno di idee e prospettive di libertà.
La Calabria in larga parte non si scoraggiò di fronte ai fallimenti delle insurrezioni antiassolutistiche sfociate pure nell’eccidio.
Le rappresaglie borboniche dopo il tentativo rivoluzionario del 1848 furono feroci, ma non riuscirono a spegnere l’anelito di libertà e indipendenza di chi intravedeva barlumi di speranza e progresso in senso liberale nel movimento unitario piemontese.
Il dato storico, forse poco approfondito, della circolazione delle idee, della propaganda sotterranea e della rete di contatti che si propagava in tutta la Penisola, si evince dalle corrispondenze, dalla stampe locali non autorizzate, dai cimeli e dalle testimonianze mantenute negli archivi privati, o presso enti e fondazioni di vario tipo. Ed è proprio il caso di Mistorni la cui famiglia conserva gelosamente preziosi cimeli a suo ricordo: divisa, armi, manette, ritratti e le lettere custodite dai diretti discendenti e che consentono una ricostruzione del personaggio e del contesto locale. Quel sentimento patriottico, che legava uomini di tutta Italia, porta il Mistorni ad essere arrestato e processato per attentato contro la sicurezza interna dello Stato per mezzo di organizzazione di banda armata, nonché di oltraggio al re Ferdinando. La condanna a morte, poi tramutata in 30 anni di carcere, è il risultato di un processo le cui fasi si evincono da una interessante sentenza della Gran Corte criminale borbonica di Cosenza, datata 1850.
Per dodici lunghi anni il “cospiratore” e “rivoluzionario” condivide la dure galere borboniche di Procida, Montesarchio, Montefusco con personaggi come Luigi Settembrini, Carlo Poerio, Sigismondo Castromediano. L’arrivo di Garibaldi nel settembre del 1860 rappresenta l’ultimo atto delle aspirazioni di libertà, che portano gli uomini come Mistorni a combattere a Caserta, Agrifoglio, Capua e Volturno. Lontano da sua moglie e dai suoi nove figli per dodici anni, torna in Belvedere con gli onori di Maggiore e diverse onorificenze conferite dal nuovo re d’Italia. Prima, solo le appassionate lettere della moglie, le conversazioni con i compagni di sventura, che le famiglie provvedevano a mantenere con dignità ed onore per una decorosa sopravvivenza nelle galere. Nel bel ritratto fornito dal massimo storico della città di Belvedere, Vincenzo Nocito, si intravede quella appassionata e fervida solidarietà che intercorreva tra i carcerati, poi legati, dopo la guerra, da un carteggio ricco di dettagli e ricordi. «Questa, come altre belle storie – sostiene Michele Arnoni presidente del circolo “Re Alarico” - meriterebbero di essere sottoposte, magari con un coordinamento a livello provinciale promosso dalla giunta regionale, in quelle sedi che l’anno prossimo a livello nazionale tratteranno i diversi profili di quel controverso e sofferto processo di unificazione politica ed amministrativa del nostro Paese.
La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia può anche essere strumento di sensibilizzazione culturale.
Ne è fortemente convinto il circolo culturale “Re Alarico” di Cosenza che ha voluto rendere noti alcuni elementi di un personaggio, forse poco conosciuto al di la della sua città natale, ma che ha scritto una pagina importante nella storia italiana.
Il suo nome è Giuseppe Mistorni, classe 1813, di Belvedere Marittimo ed è sulla sua storia e sul contesto locale dell’epoca che il circolo “Re Alarico”, presieduto da Michele Arnoni, vorrebbe promuovere una rappresentazione teatrale, fortemente convinto che sono proprio le tante microstorie che potrebbero alimentare, se ben valorizzate, una più diffusa coscienza civile ed un senso identitario per la nostra comunità regionale. Quella di Mistorni è la storia di un uomo che partendo dalla nostra regione ha dato un importante contributo alle evoluzioni internazionali. Un uomo pieno di idee e prospettive di libertà.
La Calabria in larga parte non si scoraggiò di fronte ai fallimenti delle insurrezioni antiassolutistiche sfociate pure nell’eccidio.
Le rappresaglie borboniche dopo il tentativo rivoluzionario del 1848 furono feroci, ma non riuscirono a spegnere l’anelito di libertà e indipendenza di chi intravedeva barlumi di speranza e progresso in senso liberale nel movimento unitario piemontese.
Il dato storico, forse poco approfondito, della circolazione delle idee, della propaganda sotterranea e della rete di contatti che si propagava in tutta la Penisola, si evince dalle corrispondenze, dalla stampe locali non autorizzate, dai cimeli e dalle testimonianze mantenute negli archivi privati, o presso enti e fondazioni di vario tipo. Ed è proprio il caso di Mistorni la cui famiglia conserva gelosamente preziosi cimeli a suo ricordo: divisa, armi, manette, ritratti e le lettere custodite dai diretti discendenti e che consentono una ricostruzione del personaggio e del contesto locale. Quel sentimento patriottico, che legava uomini di tutta Italia, porta il Mistorni ad essere arrestato e processato per attentato contro la sicurezza interna dello Stato per mezzo di organizzazione di banda armata, nonché di oltraggio al re Ferdinando. La condanna a morte, poi tramutata in 30 anni di carcere, è il risultato di un processo le cui fasi si evincono da una interessante sentenza della Gran Corte criminale borbonica di Cosenza, datata 1850.
Per dodici lunghi anni il “cospiratore” e “rivoluzionario” condivide la dure galere borboniche di Procida, Montesarchio, Montefusco con personaggi come Luigi Settembrini, Carlo Poerio, Sigismondo Castromediano. L’arrivo di Garibaldi nel settembre del 1860 rappresenta l’ultimo atto delle aspirazioni di libertà, che portano gli uomini come Mistorni a combattere a Caserta, Agrifoglio, Capua e Volturno. Lontano da sua moglie e dai suoi nove figli per dodici anni, torna in Belvedere con gli onori di Maggiore e diverse onorificenze conferite dal nuovo re d’Italia. Prima, solo le appassionate lettere della moglie, le conversazioni con i compagni di sventura, che le famiglie provvedevano a mantenere con dignità ed onore per una decorosa sopravvivenza nelle galere. Nel bel ritratto fornito dal massimo storico della città di Belvedere, Vincenzo Nocito, si intravede quella appassionata e fervida solidarietà che intercorreva tra i carcerati, poi legati, dopo la guerra, da un carteggio ricco di dettagli e ricordi. «Questa, come altre belle storie – sostiene Michele Arnoni presidente del circolo “Re Alarico” - meriterebbero di essere sottoposte, magari con un coordinamento a livello provinciale promosso dalla giunta regionale, in quelle sedi che l’anno prossimo a livello nazionale tratteranno i diversi profili di quel controverso e sofferto processo di unificazione politica ed amministrativa del nostro Paese.
2.10.10
"ALARICO ED IL SUO TEMPO" PREMIO LETTERARIO (scadenza 30/05/2011)
Abbiamo bandito un concorso per celebrare la Prima Edizione del Premio letterario di cultura europea di Cosenza. Partendo da Alarico ed il suo tempo, ci rivolgiamo con due sezioni (narrativa e poesia), ai giovani dai 16 ai 25 anni, che volessero esprimersi con racconti o poesie.
La scadenza ed il bando integrale sono visibili cliccando sulla sezione ATTIVITA' del nostro sito.
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