25.10.10

Storie per il 150° dell'Unità d'Italia. Il contributo dei calabresi

La Calabria. Una terra che ha tanto da raccontare anche in merito ai contributi concreti, di risorse umane, di ideali perseguiti, di appartenenza e partecipazione ai più rilevanti processi nazionali.
La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia può anche essere strumento di sensibilizzazione culturale.
Ne è fortemente convinto il circolo culturale “Re Alarico” di Cosenza che ha voluto rendere noti alcuni elementi di un personaggio, forse poco conosciuto al di la della sua città natale, ma che ha scritto una pagina importante nella storia italiana.
Il suo nome è Giuseppe Mistorni, classe 1813, di Belvedere Marittimo ed è sulla sua storia e sul contesto locale dell’epoca che il circolo “Re Alarico”, presieduto da Michele Arnoni, vorrebbe promuovere una rappresentazione teatrale, fortemente convinto che sono proprio le tante microstorie che potrebbero alimentare, se ben valorizzate, una più diffusa coscienza civile ed un senso identitario per la nostra comunità regionale. Quella di Mistorni è la storia di un uomo che partendo dalla nostra regione ha dato un importante contributo alle evoluzioni internazionali. Un uomo pieno di idee e prospettive di libertà.
La Calabria in larga parte non si scoraggiò di fronte ai fallimenti delle insurrezioni antiassolutistiche sfociate pure nell’eccidio.
Le rappresaglie borboniche dopo il tentativo rivoluzionario del 1848 furono feroci, ma non riuscirono a spegnere l’anelito di libertà e indipendenza di chi intravedeva barlumi di speranza e progresso in senso liberale nel movimento unitario piemontese.
Il dato storico, forse poco approfondito, della circolazione delle idee, della propaganda sotterranea e della rete di contatti che si propagava in tutta la Penisola, si evince dalle corrispondenze, dalla stampe locali non autorizzate, dai cimeli e dalle testimonianze mantenute negli archivi privati, o presso enti e fondazioni di vario tipo. Ed è proprio il caso di Mistorni la cui famiglia conserva gelosamente preziosi cimeli a suo ricordo: divisa, armi, manette, ritratti e le lettere custodite dai diretti discendenti e che consentono una ricostruzione del personaggio e del contesto locale. Quel sentimento patriottico, che legava uomini di tutta Italia, porta il Mistorni ad essere arrestato e processato per attentato contro la sicurezza interna dello Stato per mezzo di organizzazione di banda armata, nonché di oltraggio al re Ferdinando. La condanna a morte, poi tramutata in 30 anni di carcere, è il risultato di un processo le cui fasi si evincono da una interessante sentenza della Gran Corte criminale borbonica di Cosenza, datata 1850.
Per dodici lunghi anni il “cospiratore” e “rivoluzionario” condivide la dure galere borboniche di Procida, Montesarchio, Montefusco con personaggi come Luigi Settembrini, Carlo Poerio, Sigismondo Castromediano. L’arrivo di Garibaldi nel settembre del 1860 rappresenta l’ultimo atto delle aspirazioni di libertà, che portano gli uomini come Mistorni a combattere a Caserta, Agrifoglio, Capua e Volturno. Lontano da sua moglie e dai suoi nove figli per dodici anni, torna in Belvedere con gli onori di Maggiore e diverse onorificenze conferite dal nuovo re d’Italia. Prima, solo le appassionate lettere della moglie, le conversazioni con i compagni di sventura, che le famiglie provvedevano a mantenere con dignità ed onore per una decorosa sopravvivenza nelle galere. Nel bel ritratto fornito dal massimo storico della città di Belvedere, Vincenzo Nocito, si intravede quella appassionata e fervida solidarietà che intercorreva tra i carcerati, poi legati, dopo la guerra, da un carteggio ricco di dettagli e ricordi. «Questa, come altre belle storie – sostiene Michele Arnoni presidente del circolo “Re Alarico” - meriterebbero di essere sottoposte, magari con un coordinamento a livello provinciale promosso dalla giunta regionale, in quelle sedi che l’anno prossimo a livello nazionale tratteranno i diversi profili di quel controverso e sofferto processo di unificazione politica ed amministrativa del nostro Paese.

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