Voglia di progettare e creare rete culturale dal basso, con realtà
italiane ed europee, all'insegna della storia e della condivisione del
patrimonio culturale: questi gli obiettivi della manifestazione
organizzata venerdi' 18 e sabato 19 maggio, con la collaborazione della Fondazione Federico II di Jesi.
La prima grande soddisfazione, come cittadini e operatori volontari nella diffusione della cultura, è stata quella di ospitare i membri della Fondazione di Jesi, realtà culturale da circa 30 anni impegnata con grande sapienza e competenza.
Con la partecipazione di altre associazioni locali, abbiamo dunque promosso due momenti di approfondimento sulla figura e le vicende legate a Enrico VII di Hoenstaufen, il ribelle figlio dell'Imperatore Federico II, che trovo' sepoltura il 1242, per volere del padre, nella Cattedrale di Cosenza. Un rapporto difficile, tra un padre sovrano assoluto e un figlio spesso lontano dagli affetti, circondato da consiglieri infedeli e condannato a vagare per le fortezze del Sud da traditore prigioniero.
Con la partecipazione di altre associazioni locali, abbiamo dunque promosso due momenti di approfondimento sulla figura e le vicende legate a Enrico VII di Hoenstaufen, il ribelle figlio dell'Imperatore Federico II, che trovo' sepoltura il 1242, per volere del padre, nella Cattedrale di Cosenza. Un rapporto difficile, tra un padre sovrano assoluto e un figlio spesso lontano dagli affetti, circondato da consiglieri infedeli e condannato a vagare per le fortezze del Sud da traditore prigioniero.
Su questo tema, si svolgerà una iniziativa similare nella stessa Jesi,
il prossimo mese di settembre.
Gli incontri, tenutisi alla Casa delle culture e poi al Duomo, si sono aperti con i saluti dell'On. Gianpaolo Chiappetta in rappresentanza del Consiglio regionale della Calabria; sono seguiti i saluti del dott. Fabio Costantini, ex prefetto e oggi presidente della Fondazione di Jesi.
Gli incontri, tenutisi alla Casa delle culture e poi al Duomo, si sono aperti con i saluti dell'On. Gianpaolo Chiappetta in rappresentanza del Consiglio regionale della Calabria; sono seguiti i saluti del dott. Fabio Costantini, ex prefetto e oggi presidente della Fondazione di Jesi.
Hanno alimentato il ricco dibattito - moderato da Michele Arnoni -
Franca Tacconi, direttrice del centro studi della stessa Fondazione, il
Capitano Raffaele Giovinazzo, Comandante del nucleo tutela patrimonio
culturale dei Carabinieri, la dottoressa Francesca Cannataro,
giornalista ed esperta di storia e patrimonio culturale del capoluogo
bruzio.
Le conclusioni, stimolate da alcune questioni ancora insolute dagli storici (sulla ribellione al padre e sulla morte di Enrico, nonchè sul perchè della sepoltura a Cosenza) sono state affidate al professor Pietro De Leo,studioso e professore di storia medioevale Unical, oggi presidente dell'Istituto internazionale di epistemologia "La Magna Grecia.
Una partecipazione qualificata e un pubblico coinvolto, con la presenza dei Colonnelli Marcello Tudda e Antonio Quintieri, rispettivamente comandante del Distaccamento dell'Aeronautica di Montescuro e Comandante della Base Logistica dell'Esercito a Camigliatello Silano.
La visita all'interno del Duomo, svoltasi il sabato mattina, è stata incentrata su una conversazione con Gianfranco Labrosciano, critico d'arte, con gli storici Vincenzo Napolillo e Alessandra Primicerio, con il professore Leopoldo Conforti e con il direttore del centro studi Convivio Alessandro Guarascio. L'evento, alla cui realizzazione e promozione ha partecipato la Credendo Vides International di Atanasio Bisignano editore, è riuscito nell'intento di ricreare interesse e curiosità su un pezzo di storia che coinvolge intensamente la città dei Bruzi e la lega ai percorsi fredericiani. Non da ultima, la necessità di rendere a questo sfortunato re tedesco una degna sepoltura, che ancora, dopo molti anni, non ha avuto luogo. Se il nostro Duomo da poco ha ottenuto un riconoscimento quale simbolo di cultura e di pace, non sarà difficile, per le amministrazioni interessate, ricollocare degnamente i resti del povero Enrico, magari aggiungendo una piccola targa esplicativa ad uso dei turisti e delle future generazioni.
Le conclusioni, stimolate da alcune questioni ancora insolute dagli storici (sulla ribellione al padre e sulla morte di Enrico, nonchè sul perchè della sepoltura a Cosenza) sono state affidate al professor Pietro De Leo,studioso e professore di storia medioevale Unical, oggi presidente dell'Istituto internazionale di epistemologia "La Magna Grecia.
Una partecipazione qualificata e un pubblico coinvolto, con la presenza dei Colonnelli Marcello Tudda e Antonio Quintieri, rispettivamente comandante del Distaccamento dell'Aeronautica di Montescuro e Comandante della Base Logistica dell'Esercito a Camigliatello Silano.
La visita all'interno del Duomo, svoltasi il sabato mattina, è stata incentrata su una conversazione con Gianfranco Labrosciano, critico d'arte, con gli storici Vincenzo Napolillo e Alessandra Primicerio, con il professore Leopoldo Conforti e con il direttore del centro studi Convivio Alessandro Guarascio. L'evento, alla cui realizzazione e promozione ha partecipato la Credendo Vides International di Atanasio Bisignano editore, è riuscito nell'intento di ricreare interesse e curiosità su un pezzo di storia che coinvolge intensamente la città dei Bruzi e la lega ai percorsi fredericiani. Non da ultima, la necessità di rendere a questo sfortunato re tedesco una degna sepoltura, che ancora, dopo molti anni, non ha avuto luogo. Se il nostro Duomo da poco ha ottenuto un riconoscimento quale simbolo di cultura e di pace, non sarà difficile, per le amministrazioni interessate, ricollocare degnamente i resti del povero Enrico, magari aggiungendo una piccola targa esplicativa ad uso dei turisti e delle future generazioni.
"Nelle intenzioni del nostro circolo, fatto
di volontari amanti della città - dice Michele Arnoni - c'è la voglia di
alimentare curiosità e interesse dentro e fuori Cosenza, per il nostro
patrimonio storico-artistico. C'è voglia di cultura, in modo libero,
consapevole e scevro da interessi poco edificanti. Al di fuori dei
simbolismi e delle idolatrie spesso ricorrenti, i nomi e le vicende del
passato contano certo per quello che hanno rappresentato nella storia
umana, ma soprattutto per la possibilità, concreta e attuale, di
alimentare turismo, sviluppo, economia all'insegna dei valori sani del
territorio. Tornando a Enrico VII, da cattolico, ritengo sia anche utile
anche ricondurre la sua storia alla pietà e alla misericordia divina.
Sono peraltro onorato che dagli amici della Fondazione di Jesi mi è
stato chiesto di proseguire con entusiasmo e determinazione per
stimolare tutti gli appassionati a rendere ancora piu' viva la presenza
di Cosenza e la Calabria nei percorsi culturali di respiro europeo.
Aggiungo che lo stesso nome dato 4 anni orsono al circolo (Re Alarico),
conta per quello che il re dei Goti ha rappresentato nel corso di
un'epoca di sconvolgimenti e incontri di diverse etnìe e culture. Dobbiamo lavorare anche sulle leggende che gravitano nelle maglie della storia locale, infatti siamo stati noi a rilanciare l'interesse su Alarico e gli intrecci europei della sua misteriosa sepoltura intorno la citta di Cosenza. Tutti gli accadimenti storici possono avere letture e significati particolari: basti pensare che Sant'Agostino, nel suo magnifico "De Civitate Dei", parla del Sacco di Roma
ad opera del re goto come segno della punizione che Dio infliggeva alla capitale del
paganesimo...".
A breve provvederemo a pubblicare alcune delle relazioni del convegno.





A breve provvederemo a pubblicare alcune delle relazioni del convegno.
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